I fondi pensione sono degli strumenti introdotti dal nostro legislatore per incentivare un autonomo accumulo in vista della pensione.
Si parla per l’appunto di previdenza complementare.
L’incentivo lo si sotto tre diversi profili: impignorabilità, detassazione e contribuzioni obbligatorie da parte del datore di lavoro.
L’introduzione è avvenuta seguendo un modello ormai molto diffuso a livello internazionale. In Svizzera abbiamo il meccanismo del secondo e terzo pilastro. Negli Stati Uniti abbiamo l’IRA e il Roth IRA che offrono una flessibilità superiore nella scelta degli investimenti ma che ricalcano le funzioni che il fondo pensione italiano ricopre.
Perché fare un fondo pensione? Probabilmente ti sarai posto questa domanda quando il tuo datore di lavoro all’assunzione ti ha chiesto se mantenere il tuo TFR in azienda o meno. Da li la necessità di capire cosa fare.
Se sei particolarmente lungimirante invece avrai sentito parlare dei vantaggi della previdenza complementare o le difficoltà che la pensione pubblica (INPS) affronterà nei prossimi anni e vuoi assicurarti una vecchiaia serena.
Nobile il fatto che tu voglia informarti.
Ho scritto questo articolo proprio per questo: aiutarti a capire cosa è un fondo pensione, come funziona, se e quando conviene utilizzarlo e quale è il miglior fondo pensione che devi sottoscrivere.
- Cos'è un fondo pensione?
- Come funziona un fondo pensione?
- I benefici fiscali del fondo pensione
- Come si possono prelevare i soldi da un fondo pensione?
- Quanto deve durare un fondo pensione?
- Quanto rende un fondo pensione?
- Cosa succede al fondo pensione quando vado in pensione?
- Cosa succede al mio fondo pensione se muoio?
- Quanti fondi pensione si possono avere?
- Fondo pensione aperto o chiuso?
- Posso avere un fondo pensione se sono un dipendente pubblico?
- Quanto destinare al mese nel fondo pensione?
- TFR in azienda o al fondo pensione?
- Quando conviene fare un fondo pensione?
- Quale è il miglior fondo pensione?
- Conclusioni
Cos’è un fondo pensione?

Cominciamo dalle basi. Il nostro sistema pensionistico-previdenziale è dal 1 gennaio 1996 di tipo contributivo.
Cosa significa? Qualsiasi lavoratore italiano è tenuto a versare i contributi previdenziali e sulla base dei contributi previdenziali versati si calcolerà la pensione.
Il mancato versamento dei contributi comporta la mancata erogazione (salvo livelli minimi e prossimi alla soglia di sussistenza) di una pensione.
Si potrebbe inizialmente pensare che in questo modo si sta costruendo un proprio tesoretto nelle casse dell’INPS.
Niente di più errato.
Il sistema previdenziale italiano non prevede un’accumulazione ma un’immediata spesa: tutto ciò che entra nelle casse dell’INPS viene erogato agli attuali pensionati.
Si maturerà un diritto a ricevere una pensione che sarà funzione dei contributi che i futuri lavoratori (i tuoi nipoti probabilmente) verseranno.
Ciò che non aiuta in questo caso è l’inverno demografico che sta affrontando il nostro paese (diminuzione delle nascite) e la possibilità che le regole attuali cambino. Se le regole cambiano, non essendoci alcun tesoretto accantonato sotto il tuo nome, varierà anche il tuo diritto alla pensione.
Qui entra in gioco il fondo pensione. Forte delle spinte negative ai conti della previdenza pubblica, il legislatore ha introdotto la previdenza complementare (la disciplina dei fondi pensione).
I fondi pensione sono dei contenitori nel quale andranno a confluire contributi addizionali.
Questi contributi verranno poi investiti e ti permetteranno di accrescere il tuo capitale nella fase di accumulazione (periodo lavorativo) per poi essere liquidato in forma di rendita o di capitale al pensionamento.
Si parla di previdenza complementare perché ha la funzione di integrare quanto riceverai dalla previdenza pubblica (l’ordinaria pensione INPS).
Ciò che devi ricordare è la differenza tra quello che è una contribuzione all’INPS e quella al fondo pensione.
Quello che destini al fondo pensione è tuo. Avrai una posizione aperta a tuo nome presso il fondo che maturerà interessi e sarà destinata alla pensione. Se verrai a mancare prima del pensionamento, i tuoi eredi riceveranno quanto da te accumulato. E’ tua al 100%, come se fosse un conto bancario, giustamente con qualche vincolo in più.
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Siamo Dottori Commercialisti e Consulenti Finanziari Indipendenti: dal 1994 assistiamo famiglie e imprenditori nella protezione e nella crescita del loro patrimonio.
Non riceviamo nessuna commissione, provvigione o incentivo per gli investimenti che ti andremo a consigliare. In altre parole, facciamo solo il tuo interesse.
Come funziona un fondo pensione?
Il fondo pensione opera secondo un meccanismo di capitalizzazione: i contributi versati dal lavoratore (e in alcuni casi anche dal datore di lavoro) e il trattamento di fine rapporto (TFR) vengono investiti in strumenti finanziari che producono dividendi, interessi e cedole.
Potrai scegliere diverse linee di investimento per gestire il tuo profilo di rischio: potrai quindi allocare i tuoi risparmi ad una quota maggiore di titoli di stato o di azionario.
I rendimenti generati da questi investimenti, unitariamente alla quota di capitale (i tuoi apporti) andranno o costituire il montante contributivo. Questo tesoretto potrà poi essere liquidato (a determinate condizioni) o trasformato in rendita al momento del pensionamento.
I benefici fiscali del fondo pensione

Il legislatore ha voluto incentivare la previdenza complementare inserendo dei benefici a favore di chi effettua contribuzioni al fondo pensione.
Questi benefici sono offerti nelle diverse fasi di vita del fondo: contribuzione, accumulo ed erogazione delle prestazioni:
- deduzione dei contributi versati: i contributi versati nel fondo pensione sono deducibili fiscalmente dal proprio reddito fino ad un massimo di 5.164,57 euro. Ciò significa che su questo importo non andremmo a pagare alcuna imposizione al momento della contribuzione al fondo pensione. Ricordo che la deduzione permette di ridurre la propria aliquota marginale IRPEF, permettendo un risparmio fino a 43%
- tassazione agevolata dei rendimenti: i rendimenti maturati nel fondo pensione (interessi, cedole, dividendi, plusvalenze, …) non scontano l’ordinaria aliquota sulle rendite finanziarie pari al 26% ma un’aliquota agevolata del 20% (12.5% per i titoli di stato)
- tassazione delle prestazione: parimenti le prestazioni sia sotto forma di rendita che di capitale scontano un’imposizione minore e compresa in un intervallo tra il 9% e il 15% a seconda degli anni di partecipazione al fondo.
Ricapitolando: non andiamo a pagare imposte sui redditi (spesso da lavoro) per le contribuzioni che effettuiamo, i rendimenti sono tassati ad un’aliquota agevolata e le rendite in uscita scontano un’imposizione inferiore rispetto a quella in entrata (potenzialmente dal 43% al 9% = 34% di risparmio di imposta).
Quanto si recupera dal 730 per fondo pensione? Essendo il limite pari a 5.164,57 euro all’anno, questo sarà il massimo importo deducibile. Le eventuali ulteriori contribuzioni non fanno avere alcun beneficio fiscale.
Il recupero nella dichiarazione dei redditi dipende dalla tua aliquota marginale (23%-43%) quindi da un minimo di 1.188 euro ad un massimo di 2.221 euro per anno.
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Come si possono prelevare i soldi da un fondo pensione?
Tutti questi benefici sono però condizionati ad un obiettivo che il legislatore ha voluto tutelare: la pensione.
Lo strumento “fondo pensione” presenta quindi dei vincoli che danno quella leggera spinta al risparmiatore a non utilizzare il fondo pensione come se fosse un vero e proprio bancomat.
L’adesione ad un fondo pensione quindi richiede l’impegno da parte dell’aderente fino al raggiungimento dell’età pensionabile. La norma prevede tuttavia delle ipotesi che, se verificate, permettono di accedere anticipatamente al capitale accumulato.
E’ possibile prelevare i soldi da un fondo pensione con:
- anticipazioni: durante la fase di accumulo, al verificarsi di specifiche esigenze, è possibile richiedere un’anticipazione del capitale:
- spese sanitarie: è consentito richiedere fino al 75% del capitale per sostenere spese mediche (gravi motivi di salute) per l’aderente, il coniuge o i figli
- acquisto o ristrutturazione della prima casa: dopo 8 anni di partecipazione è possibile richiedere fino al 75% del capitale per l’acquisto o la ristrutturazione della prima casa per l’aderente o per i figli;
- ulteriori esigenze: dopo 8 anni di adesione è possibile richiedere un’anticipazione del 30% del capitale per ulteriori necessità senza necessità di documentarle.
- riscatto: è possibile riscattare al verificare dei seguenti casi parzialmente o totalmente la posizione individuale maturata:
- disoccupazione: dopo 12 mesi (1 anno) di disoccupazione è possibile riscattare il 50% del capitale, dopo 48 mesi (4 anni) è consentito il riscatto totale;
- invalidità permanente: con riduzione della capacità lavorativa a meno di un terzo è possibile richiedere il riscatto totale del capitale (100%);
- decesso: in caso di decesso dell’aderente prima del pensionamento, il capitale maturato viene devoluto agli eredi o ai beneficiari designati (100%);
- cause diverse.
Ciò che non viene spesso menzionato è l’ulteriore ipotesi di prelievo legata al riscatto per cause diverse: può essere sia totale che parziale (Orientamento COVIP come da comunicazione del 4 aprile 2012) e prevede un ulteriore ipotesi di prelievo quando si perdono i requisiti di partecipazione al fondo pensione.
Questi requisiti dipendono dal regolamento del fondo e a titolo esemplificativo possono essere legati alla cessazione del rapporto di lavoro per dimissioni, licenziamento o altre cause che non rientrano nelle situazioni di disoccupazione prolungata o invalidità.
Due attenzioni:
- è necessario aver cessato il rapporto di lavoro e non aver già maturato i requisiti di accesso alla pensione
- è necessario che all’atto della presentazione della richiesta tu non sia impiegato in un altro rapporto di lavoro.
Il riscatto per cause diverse prevede l’applicazione di una ritenuta a titolo di imposta del 23%. Se l’aliquota marginale era pari al 43%, abbiamo comunque un risparmio di imposta del 20%, oltre al differimento temporale dell’imposizione.
Quanto deve durare un fondo pensione?

Un fondo pensione non ha una durata definita. O meglio. Per sua natura, assolvendo una funzione previdenziale integrativa, dovrebbe essere stipulato nella fase lavorativa di accumulo del capitale ed essere chiuso nella fase di pensionamento.
E’ una regola di buon senso. Ci potrebbero essere delle situazioni per cui è opportuno:
- continuare a versare i contributi al fondo pensione dopo il pensionamento (è richiesto almeno un’anno di anzianità contributiva – iscrizione al fondo – al pensionamento)
- versare i contributi prima della fase lavorativa, per esempio dalla nascita.
L’ultimo caso è una valida alternativa al libretto postale a favore di un minore.
Rispetto al libretto permette di: vincolare i risparmi a favore di un nobile obiettivo quale la pensione del minore (il minore quindi non li sperperà compiuti i 18 anni – al massimo ci compra una casa), accumulare gli anni di anzianità che permettono di ottenere l’aliquota agevolata pari al 9% e dedurre dal proprio reddito i contributi versati a favore del minore.
Nel mentre, oltre all’immediato (e prospettico) beneficio fiscale, questo fondo cresce nel tempo ad un tasso ben superiore a quello di un libretto di deposito.
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Quanto rende un fondo pensione?
Il rendimento di un fondo pensione non è definitivo contrattualmente.
Il fondo pensione è una scatola, un paniere che può contenere vari strumenti finanziari: a seconda che si opti per una linea di investimento più prudenziale rispetto ad una più rischiosa, il rendimento sarà più conservativo.
Gli strumenti in cui un fondo pensione investe sono azioni, obbligazioni, titoli di stato, liquidità, …
Sul sito della COVIP (ente regolatore dei fondi pensione) potete trovare i rendimenti storici dei fondi: https://www.covip.it/per-gli-operatori/fondi-pensione/costi-e-rendimenti-dei-fondi-pensione/elenco-dei-rendimenti
Nell’orizzonte temporale “Ultimi 20 anni” nessun fondo pensione negoziale o aperto ha avuto un rendimento negativo. Il rendimento medio annuo composto è compreso tra lo 0,2% e il 5%. Questo rendimento è al netto dei costi (come le commissioni di gestione) e degli oneri fiscali.
La scelta del fondo pensione quindi è da farsi con estrema cura.
Nella sezione conclusiva potrete trovare una analisi dei rendimenti dei fondi pensione aperti a 10 e a 20 anni con ripartizione per linea di investimento.
Cosa succede al fondo pensione quando vado in pensione?

Quando vado in pensione il fondo pensione assolve alla sua funzione naturale: erogare la prestazione.
La prestazione può essere erogata sia sotto forma di rendita che di capitale al rispetto di determinate condizioni.
Per erogazione in forma di rendita vitalizia si intende il pagamento di una certo ammontare determinato sulla base dei coefficienti di conversione per la durata della vita dell’aderente.
Immaginiamo di avere 70 anni e un capitale accumulato nel fondo pensione di 200.000 euro, stante un coefficiente di conversione del 5%, si otterrà una rendita di 10.000 euro annui.
Se invece preferiamo ottenere il nostro tesoretto in forma liquida, potremmo richiedere l’erogazione del capitale.
E’ richiesto però il rispetto di una condizione per ottenerne il 100%. Nel caso in cui questa condizione non sia rispettata, si otterrà il 50% del capitale in contanti, mentre il 50% del capitale restante sarà convertito in rendita.
Condizione per ottenere il 100% del capitale del fondo pensione: la rendita derivante dalla conversione del 70% del montante accumulato risulta inferiore al 50% dell’assegno sociale annuo.
Lo so, è complicato. Semplifico.
Nel 2024 l’assegno sociale annuo è stato pari a 6.947,33 euro. Il 50% di questo importo corrisponde a 3.474 euro circa. Per richiedere il 100% del capitale, la rendita derivante dal tuo tesoretto deve essere inferiore a 3.474 euro. Ipotizziamo un coefficiente di conversione del 5%. Il capitale accumulato deve essere inferiore a 69.480 euro.
Attenzione a non prendere questa cifra come regola. I coefficienti di conversione cambiano nel tempo e dipendono dagli specifici fondi. L’assegno sociale annuo viene adeguato (più o meno) all’inflazione. I 70.000 euro qui individuati sono quindi un importo spannometrico.
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Cosa succede al mio fondo pensione se muoio?
Come abbiamo precedentemente visto, il fondo pensione è un tesoretto che fa capo a te. Nel caso in cui tu venga a mancare non lo perdi ma l’intera posizione viene riscattata a favore di:
- beneficiari designati: se l’aderente ha indicato specifici beneficiari (sia persone fisiche che giuridiche), la posizione viene liquidata a loro favore;
- eredi legittimari o testamentari: in assenza di beneficiari designati, la posizione è riscattata dagli eredi legittimari (assenza di testamento) o eredi testamentari (in presenza di testamento)
- fondo pensione: in mancanza di beneficiari designati o eredi, la posizione resta acquisita al fondo pensione.
Quanti fondi pensione si possono avere?

Non è previsto un limite massimo in Italia di fondi pensione a cui puoi aderire.
E’ però necessario considerare i costi amministrativi (spese di gestione e di amministrazione) che l’impiego di più fondi potrebbe comportare, la minor facilità gestoria e la perdita di un unico obiettivo di investimento.
Avere più fondi pensione ha senso quando si vuole ottenere il riscatto (100%) in forma di capitale e si ha raggiunto un montante prossimo a quello che permetterebbe di ottenere la rendita minima qualificante.
Quando si decide di chiudere un fondo pensione è importante ricordare sempre di acquisire l’anzianità nel nuovo fondo pensione.
Chiuderli tutti per poi riaprirne uno successivamente fa perdere l’anzianità contributiva che permette di godere dell’aliquota agevolata del 9% in sostituzione di quella del 15%.
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Fondo pensione aperto o chiuso?
I fondi pensione in Italia si distinguono in:
- fondi pensione aperti
- fondi pensione chiusi (conosciuti anche come fondi pensione negoziali)
- piani individuali pensionistici (PIP)
Un fondo pensione aperto è accessibile da tutti indipendentemente dalla professione o dallo status lavorativo. Possono essere gestiti da banche, assicurazioni o società di gestione del risparmio e non sono riservati a specifiche categoria di lavoratori. Possono quindi aderirvi lavoratori dipendenti, professionisti, autonomi, studenti e disoccupati.
Il fondo pensione chiuso o fondo pensione negoziale è invece riservato a specifiche categorie di lavoratori. Esistono fondi dedicati al settore chimico (fondo fonchim), metalmeccanico (fondo cometa), servizi (fondo fonte), … Hanno soluzioni più standardizzate ma che assicurano condizioni economiche spesso più vantaggiose.
Consentono di beneficiare del contributo datoriale nel caso di versamento del TFR: vero cavallo di battaglia dei fondi pensione. Nei fondi pensione aperti il contributo datoriale non è sempre assicurato: è necessaria l’adesione volontaria da parte dell’azienda.
I PIP (Piani Individuali Pensionistici) sono contratti di assicurazione sulla vita con finalità previdenziali e gestiti da compagnie assicurative. Sono spesso molto costosi ed è escluso il contributo datoriale. Prevedono infatti la sola adesione individuale e non collettiva, non permettendo quindi all’azienda di stipulare l’accordo.
Posso avere un fondo pensione se sono un dipendente pubblico?

Anche i dipendenti del settore pubblico possono avere un fondo pensione e versare il proprio TFR. C’è un limite: puoi aderire con il TFR solo al fondo di categoria del tuo inquadramento. Non è quindi possibile per i dipendenti pubblici versare il TFR nel fondo pensione aperto.
Non preoccuparti però: il tuo fondo prevede l’accordo per ottenere la contribuzione datoriale di cui ti parlavo precedentemente.
Se sei invece un dipendente privato non ci sono limiti: hai la possibilità di versare il TFR a favore di fondi pensione aperti o chiusi.
Ricapitolando: puoi effettuare contributi volontari a favore di PIP, fondi pensione aperti e fondi chiusi (se rispetti i requisiti), a prescindere dalla tua posizione lavorativa pubblica o privata. Il TFR e l’ottenimento del contributo datoriale è possibile per i dipendenti pubblici solo con il proprio fondo di categoria. I dipendenti privati possono invece aderire sia a fondi aperti che chiusi per la destinazione del TFR.
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Quanto destinare al mese nel fondo pensione?
Rispondere alla domanda: quanto mi conviene versare nel fondo pensione? non è facile. Ci sono vari aspetti da considerare:
- fase della vita
- reddito e capacità di risparmio
- obiettivi pensionistici
- benefici fiscali
- profilo di rischio e strategia di investimento
Come per tutti gli investimenti, iniziare prima consente di far maturare il capitale per un periodo di tempo più lungo sprigionando cosi la magia dell’interesse composto.
In questa tabella riporto il capitale necessario in base all’età (ipotizzando una rendita aggiuntiva di circa 500-1.000 euro al mese):
| Età | Capitale |
| 30 anni | 15.000 euro |
| 40 anni | 50.000 euro |
| 50 anni | 120.000 euro |
| 60 anni | 250.000 euro |
Per raggiungere questa rendita dovrai effettuare contribuzioni mensili, oltre alla destinazione del TFR, pari a circa:
- euro 100/mese se hai 30 anni;
- euro 200/mese se hai 40 anni;
- euro 350/mese se hai 50 anni.
In media gli italiani (9.6 milioni di iscritti) che aderiscono ad un fondo pensione versano circa 234 euro al mese.
L’accantonamento al fondo pensione dipende indubbiamente dalla tua capacità di risparmio: una regola generale ci suggerisce di destinare circa il 10/15% del reddito mensile al risparmio pensionistico.
Gli obiettivi pensionistici fanno da padrone nella scelta di quanto destinare al fondo pensione. E’ necessario determinare il gap previdenziale (differenza tra l’ultimo reddito e quanto percepirò con la pensione pubblica).
Il tasso di sostituzione nel 2020 era di circa il 70%. Questo vuol dire che in media chi va in pensione ottiene il 30% in meno del suo ultimo stipendio. L’effetto è maggiore sui giovani lavoratori, minore per quelli prossimi alla pensione.
Sfruttare i benefici fiscali permette inoltre di efficentare la propria posizione tributaria utilizzando degli strumenti che il legislatore ci mette a disposizione.
Come visto precedentemente è possibile ridurre l’aliquota IRPEF da un 43% ad un 9% e far rendere gli investimenti maggiormente (imposizione del 20% al posto del 26%).
La strategia di investimento infine impatta su quanto dovrai allocare. Determinata una rendita/montante target, l’utilizzo di linee di investimento più rischiose ci permetterà di raggiungere in meno tempo gli obiettivi di investimento ma esponendoci a maggiori oscillazioni del mercato.
TFR in azienda o al fondo pensione?

Dove metto il TFR? Questa non è la giusta domanda da farsi.
La domanda che dovresti porti è: ho bisogno di quel capitale (il TFR) nel breve termine e intendo licenziarmi entro i prossimi cinque anni? Se la risposta è si può avere senso mantenere il TFR in azienda.
In caso contrario la scelta migliore è allocarlo nel fondo pensione.
Perché il TFR è meglio dei fondi pensione? Ti permette di ottenere:
- il contributo datoriale: delle contribuzioni aggiuntive (leggasi un aumento di stipendio gratuito) dal tuo datore di lavoro;
- dei benefici fiscali: non si applica l’imposta sostitutiva calcolata sulla base delle aliquote IRPEF medie ma la tassazione agevolata fino al 9%
- dei rendimenti potenzialmente superiori: il TFR è indicizzato all’inflazione, il fondo pensione è investito a mercato permettendoti di esporti ad azioni, obbligazioni e altri strumenti finanziari
- protezione: il fondo pensione è un tesoretto intestato a tuo nome in un’entità con patrimonio separato. E’ quindi protetto. Con il TFR in azienda tu sei un creditore.
I vantaggi del TFR in azienda:
- liquidità immediata: al momento del licenziamento il TFR ti viene liquidato dall’azienda. Nel fondo pensione è necessario far scattare una clausola di esclusione dal fondo e rimanere disoccupati per qualche giorno al fine di gestire la pratica di liquidazione.
- semplicità e certezza: non richiede scelte al lavoratore e cresce al crescere dell’inflazione.
Come in ogni scelta finanziaria l’inerzia non è la miglior posizione. Devi prendere decisioni consapevoli dopo tutti gli sforzi che hai fatto nell’accumulare i tuoi risparmi.
Parlane con un esperto!
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Quando conviene fare un fondo pensione?
La pensione integrativa è conveniente perchè ti permette di beneficiare di agevolazioni fiscali, ti garantisce una rendita pensionistica e ti permette di ottenere un beneficio aggiuntivo da parte del tuo datore di lavoro.
Costituisce un tesoretto protetto e destinato allo scopo pensionistico: il fondo pensione è infatti impignorabile nella fase di accumulo (salvo procedimenti penali) e garantisce una sequestrabilità generalmente limitata (ritorniamo anche qui nella sola ipotesi di reato). Nella fase di erogazione la pignorabilità delle pensioni è limitata, ma ciò dipende dall’importo.
Perché conviene fare un fondo pensione? La convenienza nel fare un fondo pensione dipende principalmente da questi tre fattori.
I tre fattori da valutare per determinare i vantaggi di un fondo pensione:
- quanto posso sfruttare le agevolazioni fiscali: più il reddito cresce, maggiore sarà il beneficio fiscale legato alla decontribuzione (massimo beneficio: 43% – 9% = 34%)
- la possibilità di ottenere il contributo datoriale: è un contributo che non pesa sul datore di lavoro ma va ad accrescere il capitale versato nel tuo fondo pensione. E’ stabilito dal tuo contratto collettivo, quindi varia a seconda del tuo lavoro
- il grado di responsabilità civile a cui sono esposto: se sei un imprenditore o un libero professionista e vuoi mettere al sicuro una somma da destinare alla pensione nel caso in cui le cose si mettessero male, il fondo pensione può essere utilizzato come una polizza a basso costo.
Fuori da questi tre scenari non conviene fare un fondo pensione ed è preferibile investire con strumenti finanziari che perseguono l’obiettivo pensionamento ma offrono maggior flessibilità e maggiori rendimenti.
Questo perchè il fondo pensione (ed il TFR apportato) ha degli svantaggi che sono dati dai vincoli imposti (limitata possibilità di prelievo delle somme) e dai rendimenti delle gestioni non cospicui.
Un piano di accumulo su strumenti finanziari più efficenti potrebbe essere una scelta migliore rispetto al fondo pensione.
Come sempre la risposta alla domanda: conviene o meno investire in un fondo pensione è: dipende. I benefici fiscali (cospicui) devono essere bilanciati con i mancati rendimenti di una gestione più efficente e libera.
Quale è il miglior fondo pensione?

Ci sono diversi fattori da valutare nella scelta del miglior fondo pensione. E’ una decisione che dipende dalla tua posizione individuale, quindi non può essere una scelta unica per tutti.
Come ti avevo già anticipato dobbiamo iniziare a distinguere tra fondi negoziali (o chiusi) e fondi pensione aperti. I fondi aperti sono accessibili a tutti, possono offrire rendimenti maggiori ma sono mediamente piu costosi. I fondi chiusi offrono invece condizioni economiche più vantaggiose.
Il costo di un fondo pensione incide sui tuoi rendimenti. Maggiori costi infatti implicano una minor resa (a parità di gestione) degli investimento sottostanti.
Quanto mi costa un fondo pensione?
Parlando di costi dei fondi pensione l’indicatore che dobbiamo analizzare per valutare la spesa è l’ISC. L’ISC o indicatore sintetico dei costi è un indice che fornisce un immediata rappresentazione dell’incidenza dei costi sostenuti nella fase di accumulo.
E’ calcolato da COVIP (l’ente che vigila le forme di previdenza complementare) ed include i costi di sottoscrizione, spesa annua, commissioni in percentuale sul patrimonio, costi del trasferimento, … escludendo quelli che hanno carattere di eccezionalità.
Costi dei fondi pensione negoziali:
| Linea di investimento | ISC a 10 anni | ISC a 35 anni |
| Azionario | 0,4% | 0,3% |
| Bilanciato | 0,4% | 0,3% |
| Obbligazionario | 0,4% | 0,2% |
| Garantito | 0,7% | 0,6% |
Costi dei fondi pensione aperti:
| Linea di investimento | ISC a 10 anni | ISC a 35 anni |
| Azionario | 1,7% | 1,6% |
| Bilanciato | 1,4% | 1,3% |
| Obbligazionario | 1,1% | 0,9% |
| Garantito | 1,2% | 1,1% |
Costi del piano individuale pensionistico (PIP):
| Linea di investimento | ISC a 10 anni | ISC a 35 anni |
| Azionario | 2,6% | 2,3% |
| Bilanciato | 2,1% | 1,9% |
| Obbligazionario | 2,0% | 1,6% |
| Garantito | 1,8% | 1,5% |
Come possiamo vedere i piani individuali pensionistici (PIP) hanno delle spese non indifferenti. Considerando che ad oggi il BTP decennale rende il 3,531%, non pare una scelta saggia impiegare i propri risparmi in una linea obbligazionaria che costa il 2%.
Ti chiederai sicuramente: come scegliere il miglior fondo pensione?
La scelta da compiere quindi è, viaggiando per macro-categorie, tra fondi pensione negoziali e fondi pensione aperti. I fondi pensione negoziali sono dipendenti dal tuo inquadarmento lavorativo, quindi non possono essere oggetto di questa analisi per individuare il migliore.
Abbiamo estratto dai dati COVIP i migliori fondi pensione aperti per rendimento a cui puoi destinare i tuoi risparmi e il TFR.
Ricordati che un rendimento più elevato è assicurato quando si accetta un maggior rischio. I fondi con linee azionarie avranno quindi in media un rendimento maggiore rispetto a quello di linee garantite.
Ecco i migliori fondi pensione aperti:
| Società | Fondo | Comparto | Rendimento medio annuo (10 anni) | Rendimento medio annuo (20 anni) |
| Allianz S.p.A. | Insieme | Azionario | 6,69% | 5,29% |
| Amundi SGR S.p.A. | SecondaPensione | Bilanciato | 4,16% | 3,96% |
| Intesa Sanaolo Vita S.p.A. | UBI Prudenza | Bilanciato | 4,33% | N/A |
| CNP Vita Assicurazione S.p.A. | Fondo pensione aperto CNP | Obbligazionario misto | 1,98% | 2,57% |
| Credemvita S.p.A. | Credemprevidenza | Obbligazionario misto | 2,04% | N/A |
| HDI Assicurazioni S.p.A. | Azione di previdenza | Obbligazionario puro | 1,34% | 2,25% |
| Alleanza Assicurazioni S.p.A. | Almeglio | Garantito | 1,48% | 2,59% |
| CNP Vita Assiurazione S.p.A. | Fondo pensione aperto CNP | Garantito | 1,86% | 2,32% |
Sulla base dei dati COVIP abbiamo selezionato per ogni categoria (azionario, obbligazionario, …) i fondi pensione che hanno presentato i migliori rendimenti a 10 e a 20 anni.
Questo ha comportato l’esclusione di tutti quei fondi che sono nati negli ultimi 10 anni, ma che non hanno ancora un’adeguata storicità.
I rendimenti indicati sono rendimenti medi annui composti e sono al netto degli oneri che gravano sul patrmonio del comparto (commissioni di gestione, oneri fiscali sui rendimenti, …).
Scegliere il miglior fondo pensione non è cosa semplice. In primis è necessario considerare i costi dell’investimento (sono una certezza) e i rendimenti storici per analizzare le performance che ha prodotto in passato (il track record).
Costi e rendimenti però non possono essere l’unico fattore. E’ necessario infatti analizzare il singolo fondo nel dettaglio al fine di comprendere le politiche di gestione e come intende perseguire gli obiettivi di investimento stabiliti.
La tua condizione personale è estremamente importante, in particolar modo nella scelta del comparto di investimento e quindi del rendimento che il tuo fondo andrà a produrre prima del pensionamento.
Conclusioni
I fondi pensione rappresentano uno strumento per chi è previdente e vuole costruire una sicurezza economica che va al di la della pensione pubblica.
Affiancandosi alla previdenza pubblica garantisce un’integrazione alla pensione. Grazie a vantaggi fiscali, alla protezione legale e alle possibilità di ricevere contribuzioni aggiunte dal datore di lavoro, il fondo pensione ti aiuta concretamente ad ottimizzare il tuo risparmio previdenziale.
Scegliere a quale fondo pensione aderire non è semplice e dipende da diversi fattori tra cui l’orizzonte temporale, la situazione lavorativa e le proprie esigenze finanziarie.
Se vuoi approfondire quale fondo pensione sia più adatto alle tue esigenze, confrontare le diverse opzioni o comprendere meglio i meccanismi di funzionamento, i professionisti di Studio Tibaldo sono disponibili a guidarti nella scelta migliore.
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